La PAC rappresenta il secondo budget dell’Unione Europe, attualmente 390 miliardi di euro stanziati in cinque anni per finanziare l’agricoltura e alimentazione in Europa. La PAC esiste da 60 anni; fu inaugurata nel 1956 con il Trattato di Roma e da allora ha visto molte fasi. La PAC è quindi nata nel secondo dopoguerra con l’obiettivo di sfamare la popolazione europea e di permettere ai contadini di continuare a vivere nelle campagne.

Tuttavia, negli ultimi anni, la PAC è stata allineata al modello dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, finalizzata al finanziamento dell’agroindustria e al mantenimento del commercio internazionale mirato all’export.

Dall’altra parte, i piccoli e medi contadini europei hanno incontrato sempre maggiori difficoltà. Dai gravi ostacoli nell’accesso alla terra, all’acqua, alle sementi, al credito e a mercati equi, alle sempre maggiori difficoltà di copertura dei costi di produzione. L’attuale PAC non è stata in grado di risolvere i problemi principali e ha spinto milioni di piccoli e medi agricoltori e agricoltrici ad abbandonare l’agricoltura. La PAC ha in molte importanti occasioni alimentato la concentrazione dei terreni e favorito gli interessi delle imprese agroalimentari e dei distributori di generi alimentari.

ARI si oppone alle posizioni della Commissione Europea, del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo sulla PAC post-2020, che non saranno sufficienti a superare le sfide che gli agricoltori, i cittadini europei e il pianeta si trovano ad affrontare. Ciò renderà difficile non solo il raggiungimento degli obiettivi della PAC ma anche quelli contenuti nel Patto Verde (in inglese “Green New Deal”) europeo, nella strategia “F2F – Dal Campo alla Tavola”, e nella strategia per la Biodiversità.

Tuttavia, siamo soddisfatti di vedere includere, per la prima volta nella PAC, riferimenti obbligatori alla condizionalità sociale a cui verranno sottoposti i contributi erogati. Questo semplice principio di giustizia sociale sancisce come non si debbano dare, o si debbano togliere, fondi pubblici a chi si macchia di reati legati allo sfruttamento del lavoro.

ARI continuerà la mobilitazione per una PAC più equa e vicina all’agricoltura di piccola scala, agroecologica e contadina, chiedendo:

  • lo stop alla preminenza dei fondi per la tecnologizzazione, che spaccia per sostenibilità gli investimenti milionari dell’agroindustria;
  • la fine delle politiche a sostegno del mercato internazionale, della “competitività” e dell’export, che concentrano risorse e potere e spazzano via i contadini;
  • l’adozione di misure di sostegno al lavoro agricolo;
  • l’arresto del sostegno alla finanziarizzazione e alla dematerializzazione dell’agricoltura, che limita il pieno rispetto dei diritti contadini, tra cui l’accesso alla terra, la gestione delle sementi e della biodiversità.

Infine, incoraggiamo la società civile a “riappropriarsi” del tema della PAC insieme ai contadini europei. Nonostante le sue complessità tecniche, è fondamentale capire il ruolo della PAC nel decidere cosa mangiamo, chi produce il nostro cibo e come.

 

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