Il governo Meloni fa marcia indietro sull’accordo UE-Mercosur e fa cadere la minoranza di blocco: l’ennesimo colpo all’agricoltura contadina

Colà di Lazise 16 gennaio 2026

Siamo nella fase finale del processo di ratifica del trattato UE-Mercosur e l’accordo può essere ancora bloccato solo da un voto compatto dell’europarlamento.

La votazione in seno al Consiglio europeo del 9 gennaio è stata disastrosa e l’Italia ha cambiato posizione decidendo per la sua approvazione. Per respingere il trattato era sufficiente una minoranza di blocco composta da almeno 4 Stati Membri e dal 35% della popolazione dell’UE. Se l’Italia insieme alla Francia, Belgio, Austria, Ungheria, Irlanda non avesse cambiato idea e votato contro l’accordo , questi Paesi sarebbero stati più che sufficienti per bloccarlo.

● ARI ricorda al governo italiano che il contenuto del trattato non è cambiato dal dicembre 2024 e che non vi era alcun motivo serio per cambiare posizione. Le clausole di salvaguardia, senza nessuna garanzia della loro effettiva utilizzabilità e tempestività, non sono che una scusa per sostenere il trattato, in quanto sono inadeguate ad affrontare gli impatti locali e strutturali che peseranno sugli agricoltori. Anche se il Parlamento dovesse approvare clausole di salvaguardia più forti attraverso degli emendamenti, la situazione non cambierebbe poiché l’accordo sarebbe firmato solo dall’UE e non dai Paesi del Mercosur. Il presidente di turno del Mercosur assicura infatti che tali emendamenti non fanno parte dell’accordo e avverte che “non saranno applicabili”.

ARI invita i parlamentari europei a mantenere le promesse di sostegno fatte recentemente agli agricoltori e a respingere l’accordo UE-Mercosur!

Tra questa potenziale minoranza di blocco, l’Italia, la Francia e la Polonia, che sono i Paesi più grandi del gruppo, avevano una responsabilità specifica nell’esito del processo. Emmanuel Macron ha dichiarato a febbraio, in merito al testo dell’accordo, che avrebbe fatto “di tutto per impedirne l’approvazione, al fine di proteggere la sovranità alimentare francese ed europea”. Ma mentre il presidente Francese ha mantenuto la sua promessa anche contro le pressioni avanzate dalla Commissione e dagli altri sostenitori dell’accordo, il Governo Meloni ha ceduto alle false promesse e ha rotto il fronte del no.

Forse sotto la pressione di alcuni settori che ne saranno i possibili beneficiari: le poche, grandi aziende esportatrici del settore vinicolo, per esempio, registreranno un maggiore accesso al mercato Mercosur. Attualmente l’UE paga dazi fino al 27% sulle esportazioni di vino verso il Mercosur. 

Con l’accordo, questi dazi saranno eliminati. Gli esportatori di olio d’oliva vedranno eliminati i dazi attuali del 10% per le esportazioni verso il Mercosur.

Le multinazionali del settore lattiero-caseario beneficeranno dell’eliminazione di dazi che attualmente arrivano fino al 28%.

I prodotti dell’agricoltura contadina, che trovano nel mercato interno il loro normale spazio di mercato, dovranno affrontare una concorrenza accresciuta con prodotti importati a prezzi ribassati, molti dei quali si avvantaggeranno anche del “contro stagione” poiché alcuni grandi Paesi agricoli del Mercosur sono collocati nell’altro emisfero. I prodotti degli allevamenti, ma non solo, anche quelli dell’ortofrutta saranno sottoposti ad una pressione che farà ridurre ulteriormente il proprio compenso al lavoro contadino.

Non più tardi di giugno, i governi francese e italiano avevano dichiarato che “l’attuale accordo UE-Mercosur non protegge sufficientemente gli agricoltori europei dai rischi di perturbazione del mercato e non garantisce la sovranità alimentare del continente a lungo termine”. Poiché il trattato non è cambiato dalla sua conclusione, i suoi effetti disastrosi sull’agricoltura rimangono gli stessi.

Nessuna promessa futura né manovra politica in cambio del loro sostegno all’accordo può essere accettata dagli agricoltori.

I danni che gli agricoltori e i cittadini dovranno subire non possono essere giustificati dalla ridicola crescita dello 0,05% del PIL prevista dallo studio macroeconomico della Commissione stessa. Questo studio cita ma ignora i rischi legati alla sicurezza alimentare e alla violazione dei diritti umani sia in Europa che nei paesi esportatori; ignora inoltre i rischi legati alle differenze negli standard sanitari e fitosanitari rispetto ai paesi del Mercosur (uso di antibiotici e pesticidi vietati in Europa) e quindi i rischi per l’ambiente e la salute umana. In Italia, ARI ha affermato che “l’aumento della competitività tra l’agricoltura italiana, diversificata e ad alto valore aggiunto, e quella dei paesi del Mercosur, specializzata nella produzione di massa e a basso costo, aumenterà la pressione sui produttori italiani”.

E ora che il governo Meloni ha cambiato casacca senza ottenere nulla in cambio dobbiamo affidarci ai nostri europarlamentari perchè l’accordo venga rigettato

“Respingiamo l’accordo UE-Mercosur, con o senza clausole di salvaguardia!”.

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