Colà di Lazise, 14 aprile 2026
ARI: “EMERGENZA SENZA PRECEDENTI, IL GOVERNO INTERVENGA SUBITO”
Il conflitto in corso contro l’Iran sta producendo effetti devastanti sull’agricoltura italiana. L’Associazione Rurale Italiana ha analizzato i dati aggiornati al 14 aprile 2026 su energia, fertilizzanti, carburanti e commodity: il quadro che emerge è quello di una crisi strutturale che colpisce il settore nel pieno della stagione produttiva primaverile.
Energia e fertilizzanti: i costi esplodono
Il prezzo del gas naturale europeo (TTF) ha raggiunto i 46,74 €/MWh il 13 aprile, con un picco di 69,35 €/MWh a marzo, partendo da 32 €/MWh prima del conflitto. Un aumento del 117% in poche settimane. Lo stoccaggio europeo è al 28%, il livello più basso degli ultimi cinque anni. L’annuncio odierno del blocco navale totale dei porti iraniani da parte degli Stati Uniti e la prevedibile risposta dell’IRAN rischia di aggravare ulteriormente la situazione.
Il rincaro del gas si trasmette direttamente ai fertilizzanti azotati, indispensabili per la campagna 2026. Il prezzo dell’urea è salito fino a 850 USD/t rispetto ai 390 USD/t di gennaio, con aumenti tra il 43% e il 118% a seconda dei mercati di riferimento. Oltre il 30% del commercio mondiale di urea transita per lo Stretto di Hormuz, oggi di fatto bloccato.
Gasolio agricolo: +41-47% in poche settimane
Il gasolio agricolo agevolato è passato da circa 0,85 €/litro a 1,20-1,25 €/litro. I trasporti su gomma hanno subito rincari analoghi, con ricadute immediate sui costi logistici dell’intera filiera agroalimentare. Il governo ha adottato misure parziali — un credito d’imposta del 20% sui costi gasolio per l’agricoltura e la proroga del taglio delle accise fino al 1° maggio — ma del tutto insufficienti di fronte alla portata della crisi.
Chi paga il prezzo più alto: le piccole aziende
ARI denuncia con forza l’impatto sproporzionato su piccole e medie aziende agricole. A differenza delle grandi imprese agricole — che possono contare su contratti forward, stoccaggi preventivi e accesso al credito — le piccole aziende, prive di qualsiasi strumento di copertura, subiscono il rincaro degli input in tempo reale e senza margini di assorbimento, il costo di produzione rischia di superare il valore di mercato del prodotto.
La posizione di ARI
“Questa crisi non è un episodio congiunturale: è uno shock strutturale che mette a nudo la vulnerabilità del modello agricolo dominante, fondato sulla dipendenza da input fossili e da mercati globali fuori controllo” — dichiara Attilio, viticoltore di ARI che prosegue “Chiediamo al governo misure immediate e proporzionate: un fondo emergenziale per le piccole aziende, la sospensione delle scadenze fiscali e contributive del settore, e un piano pluriennale di riduzione della dipendenza da fertilizzanti di sintesi. La transizione agroecologica non è più rinviabile: è la sola risposta strutturale a crisi come questa.”
Per informazioni: segreteria@assorurale.it
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Foto di Mohammed Ibrahim su Unsplash