L’ASSOCIAZIONE RURALE ITALIANA RESPINGE LA LEGGE CALDEROLI SUL RIASSETTO DEI COMUNI MONTANI: UNA SCELTA CHE PENALIZZA LE COMUNITÀ E LE AREE INTERNE

L’Associazione Rurale Italiana esprime la propria ferma contrarietà alla nuova legge sulla montagna (Legge n. 131/2025), promossa dal Ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, e ai criteri di classificazione dei Comuni montani che essa introduce. Tale normativa, basata su parametri esclusivamente altimetrici e di pendenza, rischia di espellere dal riconoscimento ufficiale centinaia di territori storicamente montani, con conseguenze gravi per la loro sopravvivenza sociale, economica e culturale.

La riforma proposta prevede che un Comune possa essere considerato montano soltanto se soddisfa requisiti oggettivi di quota e pendenza del territorio, senza alcuna valutazione delle specificità socio-economiche, dell’isolamento infrastrutturale, della presenza di servizi essenziali o della fragilità demografica. Secondo le stime, il numero dei Comuni montani riconosciuti potrebbe scendere da circa 4.000 a circa 2.800, con l’esclusione di quasi un terzo delle realtà oggi considerate tali.

Inoltre, se per la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige la perdita sarà prossima allo zero e nulla cambierà per il 90% dei comuni veneti, per i territori centro-meridionali il bilancio sarà devastante e molte regioni (come la Puglia) conosceranno perdite che si attestano tra il 45% e il 65%.

Ma anche regioni del Nord come il Piemonte e la Liguria interna, dove il concetto di montanità dei comuni è giustamente applicato anche alle aree appenniniche la perdita di queste prerogative toccherà più del 20% dei comuni oggi interessati.

L’Associazione Rurale Italiana contesta con forza:

  1. L’adozione di criteri puramente geografici: essa penalizza Comuni che, pur non raggiungendo determinate quote, vivono condizioni di marginalità profondamente legate alla montagna, con difficoltà di accesso ai servizi e rischio di spopolamento.

  1. La perdita del riconoscimento come Comune montano che comporterà, di fatto, la perdita di risorse, fondi, agevolazioni fiscali e politiche di sostegno già oggi insufficienti, aggravando la crisi demografica e produttiva di ampie porzioni del Paese.

  1. La mancanza di adeguato confronto con rappresentanze locali e realtà associative che dimostra scarsa attenzione alle specificità territoriali, tradendo l’idea di coesione nazionale e valorizzazione delle comunità rurali e montane.

ARI inoltre rimarca che la riforma rischia di creare montagne di serie A e di serie B, indebolendo progetti di sviluppo sostenibile, tutela ambientale, agricoltura di montagna e cultura rurale.

Per queste ragioni, noi dell’Associazione Rurale Italiana chiediamo al Governo e al Parlamento di ritirare o modificare urgentemente la disciplina in oggetto, introducendo criteri di valutazione più ampi e inclusivi che tengano conto della realtà socio-economica delle comunità e non soltanto di calcoli altimetrici. Chiediamo inoltre che tutte le parti interessate — associazioni, Comuni, Unioni montane e Regioni — siano coinvolte in un confronto serio e costruttivo volto a tutelare il futuro dei territori montani italiani.

Abbiamo inviato una lettera formale alla Conferenza Stato – Regioni per chiedere di rigettare con forza la revisione e invitiamo tutte le istituzioni e le realtà civiche sensibili alla tutela dei territori rurali e montani a sostenere l’appello per un ripensamento della legge, affinché le politiche nazionali non peggiorino la già difficile condizione delle aree interne italiane.

Associazione Rurale Italiana: info@assorurale.it

Fabrizio Garbarino (membro del consiglio nazionale): 331 90 92 823

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PS UNA LETTERA CON LE RACCOMANDAZIONI DI ARI PER IL RIGETTO DELLA LEGGE CALDEROLI E’ STATA INVIATA ALLA CONFERENZA STATO REGIONI, ALL’ANCI E ALL’UNCEM.