Un dibattito surreale ha animato il Consiglio regionale della Lombardia, che ha trasformato le già insensate linee guida nazionali sul latte crudo, volute lo scorso anno dalla maggioranza di governo del Paese, in uno show a fini elettorali.
Il dibattito si è acceso a seguito della mozione presentata da un consigliere di Fratelli d’Italia che ha chiesto al ministro della salute, appartenente alla stessa maggioranza che ha voluto quelle linee guida, di allentarle e prevedere deroghe perché troppo onerose per i piccoli produttori locali, in particolare per le malghe e gli alpeggi montani. Una mozione che, furbescamente, arriva dopo la valanga di proteste di associazioni e produttori, che hanno ben chiarito quale sia il rischio che corrono alcune produzioni di eccellenza del made in Italy.
Le minoranze in Consiglio hanno contestato la mozione rifacendosi ai pochissimi casi di intossicazione dovuta al latte crudo e adducendo la necessità di “salvaguardare la vita delle persone, soprattutto dei bambini”, mettendo così in discussione la stessa natura del prodotto.
L’Associazione Rurale Italiana (Ari) ritiene inaccettabile che si speculi, a fini politici ed elettorali, sulla salute delle persone e sul destino di un comparto alimentare presente sul nostro territorio nazionale dalla notte dei tempi che, stando alle statistiche in nostro possesso, non ha causato alcuna emergenza sanitaria, ma che, come tutti i settori alimentari, può talvolta incorrere in problematiche sanitarie.
Teniamo inoltre a ribadire che la produzione di formaggi a latte crudo è una forma di resistenza propria prevalentemente delle aree interne, che valorizza in maniera unica le produzioni di questi territori, produzioni peraltro di altissima qualità e uniche nel loro genere. Per questi piccoli produttori, estremamente attenti alle fasi di trasformazione, il concetto di profitto è assolutamente fuori luogo, poiché si tratta esclusivamente di difendere tradizioni ed economie di sussistenza.
Chiediamo alla politica di non utilizzare questi temi per fare propaganda, ma di mettersi in ascolto delle associazioni dei produttori e, insieme ai servizi sanitari delle Regioni, costruire un sistema di monitoraggio e di sostegno perché i prodotti siano sempre salubri e a disposizione delle persone.
La legge italiana già prevede l’utilizzo del latte crudo per la produzione di formaggi di pregio, sottoponendo il latte a molte analisi per attestarne la salubrità.
Ricordiamo che le linee guida emanate dal Ministero della Salute non sono vincolanti e peraltro sono state interpretate dalle varie Regioni in modi molto diversi. E ciò è dovuto al fatto che, come da Ari già ribadito, ribadiscono per il 90% procedure già in atto nei caseifici e inseriscono modalità di gestione del latte crudo molto discutibili, rendendo impossibile nei fatti la loro applicazione.
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