ARI aderisce allo sciopero generale indetto da USB: contro l’economia di guerra, per il reddito di chi produce il cibo e il salario dignitoso di chi lo compra
Associazione Rurale Italiana (ARI), membro del Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC), aderisce allo sciopero generale del 30 ottobre indetto da USB contro l’economia di guerra imposta dal Governo Meloni, contro il carovita e la repressione di giovani e lavoratori che protestano per migliori condizioni di vita. Sosteniamo la mobilitazione nei porti contro il traffico di armi perché “l’Italia ripudia la guerra” (Articolo 11 della Costituzione Italiana).
Per il Governo attuale, le armi prima del cibo. Nel 2026 l’Italia spende per il militare 33,9 miliardi di euro e, per la prima volta, oltre 13 miliardi in un solo anno per gli armamenti, il 60% in più rispetto al 2022 (Osservatorio Mil€x). Per la legge «Coltiva Italia», bandiera agricola del Governo, sono previsti circa 1,16 miliardi in tre anni: in un anno per le armi si spende più di undici volte quanto si destina all’agricoltura in un triennio. Intanto la povertà avanza nelle campagne:
- Nel 2025 l’Italia è tornata tra i paesi UE in cui le aree rurali stanno peggio delle città: 24% di persone a rischio di povertà o esclusione sociale contro 21,3% nelle città (Eurostat). La povertà assoluta colpisce l’8% delle famiglie, il 14,3% sono di quelle di operai (ISTAT).
- Nelle piccole aziende agricole (fino a 25.000 € di produzione standard, circa 900.000 aziende in Italia) il reddito netto è di 8.377 € l’anno: un terzo del salario medio, sotto la soglia di povertà di una persona sola (CREA-RICA 2023). La pensione di un coltivatore diretto (trattamento minimo generale INPS) è pari a 611,85 euro al mese.
- La retribuzione lorda annua media di un bracciante è di circa 9.948 euro, pari a circa il 39% della media dei dipendenti del settore privato.
- Le aziende agricole assumono sempre meno direttamente. Dal 2010 al 2023 il lavoro familiare è crollato del 75,3% (ISTAT), mentre cresce quello esterno, che comprende servizi di contoterzisti, appalti e “cooperative senza terra”. Nell’Albese, su circa 4.500 addetti nelle operazioni manuali in vigneto, cooperative e società di servizi — pur rappresentando solo il 10% circa delle realtà coinvolte — gestiscono quasi la metà dei contratti attivati (CPI Alba/Weco, 2023). Così si scaricano su intermediari costi e responsabilità, ampliando lo spazio per il caporalato.
- Chi produce il cibo non riesce a viverne e chi lo compra fa sempre più fatica a pagarlo. Il carovita arricchisce intermediari, industria agroalimentare e grande distribuzione, non i contadini. E la proposta del Consiglio sulla PAC post-2027 cancella l’obbligo di sostenere il reddito delle piccole aziende, rende facoltativa l’indennità per le zone montane e svantaggiate e cancella qualsiasi obbligarietà per l’applicazione della condizionalità sociale. Leggi il nostro comunicato stampa qui.
Per questo ARI rivendica:
- prezzi giusti alla produzione e un taglio di prezzi al consumo, tariffe energetiche, gasolio, affitti e mutui per le fasce più svantaggiate e per le aziende agricole con una dimensione ridotta;
- salari dignitosi e assunzione diretta dei braccianti e responsabilità dell’azienda committente sugli appalti di manodopera; pensioni contadine sopra la soglia di povertà;
- una PAC che sostenga il reddito delle piccole aziende e il diritto di restare nelle aree rurali e interne;
- risorse per l’agroecologia contadina e la sovranità alimentare, non per le armi;
- piattaforme pubbliche di acquisto e distribuzione di derrate alimentari locali che rispettino i due estremi della catena (produttori e consumatori) perché non a scopo di lucro.
ARI invita socie e soci a partecipare alle iniziative dello sciopero nei propri territori, a fianco di lavoratrici, lavoratori e studenti.
Per la Terra e chi la lavora! Basta guerra!
Contatti:
Fulvio Bucci +39 331 741 8225
Antonio Onorati +39 340 821 9456
segreteria@assorurale.it
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